L’amore ai tempi dei pampers

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Ho trascorso due anni a scappare come il bian-coniglio di Alice. Questo ragazzo è troppo tranquillo, quell’altro troppo immaturo. Poi sono arrivati il superficiale e l’insensibile, quello che manco sotto tortura e quello che si doveva comprare scatoloni interi di mentos. Fa parte della natura variegata dell’universo maschile. Mi sono imbattuta anche in quello che aveva l’ego più grande di Renzi. Sta di fatto, che il mercato è in crisi e io non sono nel migliore dei mood. Poi ci sono stati il tormentato, il quasi gay e la vastità del cazzo che me ne frega. Ecco l’ho detto. Quando hai un bambino, non puoi perdere tempo dietro ad adolescenti che a 40 anni hanno ancora il bavaglino degli avengers. Non hai voglia, vai per uno. Se prima dei 30 sei più disponibile, superati i 34 basta davvero poco a cancellare i numeri dalla rubrica. Che si tratti di alitosi, mani brutte, parolacce, discorsi politici aberranti, poco importa…basterà sempre poco, anzi pochissimo.

Però, avere qualche amicizia non può far male.  E’ cosi a 35 anni mi sono lanciata verso una selva oscura e sconosciuta, dai contorni poco chiari e sfumati: la friend-zone. Funziona così: tu conosci un ragazzo, non ti scatta ma ci parli bene e decidi di mantenere un rapporto di amicizia; lui, ti studia, gli piaci, ma ha paura del due di picche, per cui gli sta bene tenerti come amica. E viceversa. Si rimane in questo limbo finché uno dei due decide che si è rotto i coglioni e allunga la mano. O la bocca. A volte va bene, altre finisce in tragedia. La mia esperienza è stata originale.

Conosco questo amico a casa di  amici, e inizio con lui una conversazione dapprima virtuale, tramite social, poi fisica. Ci vediamo, stiamo a pranzo insieme, chiacchieriamo tanto. Sei mesi di confidenze, uscite, cinema, senza mai infilarci dentro qualcosa di sessuale. Andava tutto a meraviglia finché il mio ormone ha deciso di bussare al mio cervello: “cosa diamine  stai facendo, Valentina? È figo, intrigante, intelligente e sembra una brava persona”.

Dovevo farmi i cazzi miei, lo so. Ma quando l’ormone mette bocca, non si torna più indietro. Non so di preciso quando, ma nell’arco di 24 ore mi si è accesa la lampadina dell’attrazione. Dal “è solo un amico” al “guarda che bel fisico, fanculo l’amicizia”, il passo è stato breve. Dopo 4 mesi di studi antropologici, finalmente mi butto.
Il resto è venuto di conseguenza…sguardi languidi, cenette fuori. Il 26 dicembre sapendo che avrei passato il primo dell’anno a sciare, si presenta sotto casa con una bottiglia e due calici per brindare in anticipo. Sono quasi morta. Mi sembrava la cosa più carina dei miei ultimi 4 anni. E’ così quella sera è scattato il bacio. Mani ovunque e carezze vertiginose.Dopo anni di dieta con qualche broccolo bollito, sentivo un sapore nuovo.

E invece, come sempre, dovevo farmi i cazzi miei. Ci siamo chiusi nella casa al mare e ci siamo goduti una giornata di puro sesso. Ammetto che questa fase mi preoccupava. Se fosse andata male addio a tutte le fantasie lussuriose e “ciao grazie”. E invece, sorprendentemente, ci siamo trovati subito.
Mi ritrovo in questa storia senza rendermene conto. Sapete quando viene tutto naturale? Caro Tiziano, quanto hai ragione, l’amore è una cosa semplice. Nelle due settimane successive seguono messaggi che farebbero capitolare anche la strega delle nevi: “Mi prendo io cura di te, non ti preoccupare”, “ovunque vai io vengo con te e il bambino”. Vabbè dai, è uno scherzo. Svegliatemi. Dalle parole, il lord, passa tranquillamente ai fatti con una serenità e una disponibilità che mi fa dubitare della sua natura umana. Magari è alieno. Niente, ogni giorno mi conferma la sua serietà ed il suo interesse. Ed io, in tre settimane finisco inesorabilmente nella fase del rincoglionimento totale, quello che ti fa stare su quella cazzo di nuvoletta, per intenderci.

La storia procede con una marcia ingranata comodamente su una quarta. Se ancora avevo la certezza di mantenere il controllo dei miei sentimenti, il colpo del week end scorso ha dato la mazzata finale. Organizza tutto lui. “E’ una sorpresa”, mi dice. Mi viene a prendere, mi benda gli occhi, mi mette le cuffie alle orecchie con una canzone. Da quel momento non sono più Valentina:sono una tardona con gli occhi a cuoricino e con l’ossitocina schizzata come una pallina di ping pong. Mi leva il foulard e mi ritrovo in una stanza con luci soffuse, una bottiglia di rosso, tre candele accese, e una rosa rossa sul letto. Vabbè, così è troppo. Datemi una pizza e svegliatemi. Mi risveglio il giorno dopo, con i capelli arruffati e il trucco calato, completamente partita.

Recupero un po’ di razionalità e propongo una bella colazione. Quando mi accompagna a casa sono ancora frastornata. Corro in bagno per farmi una bella doccia calda perché “ehi ragazzi, io oggi non ho Chicco, è domenica, e finalmente ho un ragazzo che mi porta a pranzo fuori!”
Pianeta terra chiama Valentina.
Non faccio in tempo a entrare in doccia che arriva la sua telefonata:
“scusami, ma non mi sento bene, rimandiamo a oggi pomeriggio, devo riposare”
“Ok, tranquillo, rilassati, non c’è problema”

Dopodiché, il silenzio. Nulla. Mi contatta dopo quattro ore lasciandomi intendere che ha “fame d’aria” non si sente bene e non sa cosa abbia. Ci vuole poco a capire cosa stia succedendo. Sicuramente ora sono tornata sulla terra, ma più che una discesa soft è stato un lancio dal paracadute con botto finale. Mi avvalgo dei miei ultimi pensieri lucidi e mi dico respirando lentamente:
“Va tutto bene. Sta male.”

In venti minuti smonto la tesi della dissenteria, della febbre gialla e dell’influenza suina. E concludo con due sole teorie possibili:

– se la sta facendo sotto, ma non è dissenteria, ed era meglio lo fosse
-si è già stufato as usual, senza se e senza ma.

Per cui ricapitolando, sono passate 9 ore dalla sorpresa romantica che neanche Dawson con Joy Potter, e il mio lord di 37 anni ha qualcosa. Ma cosa? Forse la ruga di prima mattina? Mi sento ammaccata. Improvvisamente mi sono arrivati una cinquantina di diretti sullo stomaco.
Passo la domenica a torturarmi. Perché le parole sono un conto, ma il sesto senso femminile è sempre infallibile. In breve tempo il mio umore è nero. Le favole non esistono, ingenua. Però esistono le brave persone. Si, che se la danno a gambe levate. Non c’è un mio atteggiamento che può essere stato sbagliato, analizzo come una maniaca bipolare, ogni singolo istante. Non trovo nulla.

Non partire in quarta. Ora mi scriverà un messaggio su quanto sia stato bene e quanto ci tenga a me. Ok, basterebbe un messaggio per sapere solo come sta…

Come si dice in anglofono, nothing at all. E io che già mi vedevo su quella cazzo di panchina a Notthing Hill, con il mio Hugh Grant romano dagli occhi così profondamente marroni!

Il messaggio arriva dopo 9 ore, parole distanti, fredde. Solo per informarmi che è partito perché lo hanno chiamato per lavoro.

Quindi, ricapitolando, abbiamo fatto tutto con calma, ci siamo frequentati, ci siamo presi i nostri tempi, è iniziato qualcosa di molto bello, abbiamo messo la prima, poi la seconda, la terza…e ora, retromarcia. La terapia comunque aiuta, ve lo dico. Mi infilo gli occhiali da psichiatra e cerco di comprendere che magari è un momento, che ognuno ha la sua storia, i suoi problemi.

Niente sbrocchi, niente crisi isteriche. Sono adulta. E devo essere comprensiva. “Pezzo di merda”, viene sostituito con “ stai tranquillo va tutto bene”. Che grande che sono. Sto comprendendo. Si però, che due coglioni.
Dove è finito il ragazzo sicuro, che sa quello che vuole, che ha aspettato che mi aprissi, rispettando i miei tempi? Mesi di confidenze, di risate e sono punto a capo. Mi guardo allo specchio: ancora non sono diventata una mantide religiosa che fa scappare tutte le forme maschili del sistema solare.

Dunque il problema è nella sua testa. Ma se per fare in modo che una storia funzioni non basta la gentilezza, la disponibilità, la comprensione e un buon livello di sesso, allora cosa dobbiamo fare? Ti dicono di non darla subito, e tu aspetti. Te la vivi con calma. Ti dicono di essere leggera e tu vivi tutto alla giornata. Eppure nonostante questo, c’è qualcosa dell’universo maschile che ci sfugge. E noi, magari pensiamo di aver sbagliato qualcosa. No, non esiste. L’ho fatto per anni. Stavolta non ci casco.

La voglia di prenderlo a calci nel sedere ogni giorno che passa si fa sempre più forte. Più che altro perché certe parole, certe scene spettacolari, certe romanticherie di altri tempi, andrebbero fatte solo se si è realmente convinti. No si può combattere sempre con i Dr. Jekyll e Mr. Hyde, altrimenti giuro, che il prossimo acquisto sarà il vibratore della Lelo: non promette amore, non è romantico ma almeno ti regala 10 minuti di pura goduria. Senza farti andare di traverso il week end.
Work in progress,
stay tuned.
The Pink Blonde Pepper

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