L’amore ai tempi dei pampers vol.2

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“Chiara è inutile che ti ostini a fartela sotto”.

“Ma chi io? Spero che tu stia scherzando. Mi conosci, nei sentimenti sono coraggiosa. Esco da una separazione disastrosa, ci vuole tempo. E chicco è piccolo”.

“Non è questo il punto”.

“No? Non ti seguo”.

“Senti. Sei single da 3 anni. Ci sta la fase di chiusura verso gli altri. Ma cosi è troppo. Conosco acidone che in tre mesi si fidanzano, vanno a convivere, si sposano e fanno figli. Tu sei carina, simpatica e stai ancora qui a farti mille pippe mentali”.

“Sono tutti stronzi”.

“Questo non è vero”.

“Ho un bambino piccolo!”.

“Sono stronzate. Fare la mamma t’impegna full time, ma puoi sempre ritagliarti i tuoi spazi per uscire con qualcuno”.

“Ci sono uscita”.

“Dai Vale. Per gioco”.

“E allora?”.

“E allora c’è che non hai mai tirato fuori le palle. Preferisci credere che sono tutti stronzi. Devi darti la possibilità di vivere una storia. Ti piace il lord romano? Se ti piace non fare la codarda. Buttati. Guarda che i rapporti da adulti sono complicati”.

“Beh, è tormentato”.

“Ti piace? Se ti piace vattelo a prendere. Non hai da perdere nulla. Non mollare”.

“Se non va, poi, sono dolori de panza”.

“Sì ma almeno ci hai provato, non avrai rimpianti”.

E va bene. Se Federico, mio amico, 42 anni, un figlio e una separazione alle spalle, mi dà questi consigli, forse devo fidarmi. Mi butto, basta. Solo che non so come fare. Cioè, è lui che sta in crisi, non vuole vedermi e non risponde ai miei messaggi. Vogliamo credere che Biancaneve vive felice con il principe? Ok, dai.

Dunque, snoccioliamo le varie possibilità:

  • Rispettare il suo momento di “crisi” e dirgli che comunque io ci sono. (fatto)
  • Diventare la stalker chattatrice bulimica e insistere finché per sfinimento non mi dà la grazia di vederci. (non ce la faccio)
  • Mandarlo affanculo e ricordagli che dopo tre settimane se ti viene una crisi sei un poveretto, e che bastava dirmi che volevi solo fare sano sesso senza metterci dentro soprese, progetti e il cazzo che ti si frega. (potrei farcela)
  • Fingermi morta. Magari, così mi manda un messaggio di commiato e mi spiega finalmente cosa diamine è successo.

Ma si può?

Sentite, io quello che dovevo fare l’ho fatto. Lo sto bombardando di messaggi a giorni alterni. Fino a qualche mese fa se qualcuno si fosse comportato come il mio lord, si sarebbe scatenato l’inferno. Lo avrei fatto piangere, davvero. Ma con lui non ci riesco. Ho perso il confidente e l’amante in una botta sola. E mi mancano entrambi.

Messaggi tipo:

“Viviti questo momento, vedrai che piano piano troverai la strada. Sfogati. Non c’è da vergognarsi, stai tranquillo”. Nessuna risposta.

“Questa storia della debolezza, va superata, permettiti di essere debole, incazzati e affronta quello che ti sta succedendo… viviti questa crisi, prima la vivi prima la superi. Io sono qui, non vado da nessuno parte!”. (io no, ma credo che lui abbia già preso il primo volo per Bangkok). Nessuna risposta.

“Ci sono dei momenti in cui l’unica cosa da fare è fermarsi. E aspettare. Ascolta cosa ha da dirti la tua testa. Piano piano arriveranno le risposte. Ce la farai, sei un guerriero. E’ tutto più semplice di quello che pensi”. Nessuna risposta.

Magari non gli piace “guerriero” come nome. E’ scomparso davvero stavolta. Almeno per due settimane qualche messaggino incomprensibile era arrivato. Grazie al sommo Freud qualcosa sono riuscita a interpretare. Ma ora, silenzio assordante. Cos’altro devo fare? Ubriacarmi, ve lo dico io. Oppure, trovare subito un chiodo-scaccia-chiodo. Il problema è che non ci riesco… non l’ho mai chiamato e ammetto che la prima settimana sono stata un po’ sulle mie; ma se percepisco che uno non vuole né chiarire né vedermi come faccio a insistere? Non mi posso imporre. Mi sembro una matta, mando messaggini di incoraggiamento senza ricevere alcuna risposta. Indifferenza totale.

“Allora chiamalo, raggiungilo a casa, prova a parlarci, fai di più”, mi suggerisce Serena. Che cosa devo diventare, la crocerossina dagli occhi a cuoricino? No. No. E ancora no. E non è un discorso di interesse. Se quello che dice è vero, più di questo non posso fare. Non è che una persona deve snaturarsi per un’ altra. Su questo tema sono cintura nera di coerenza.

Chiamo Fede, magari lui sa cosa dirmi. Gli racconto dei messaggi, del mio esserci senza disturbare, di tutto quello che non ho mai fatto per nessuno  e sto facendo per lui.

“Ok, bambina, brava, sono fiero di te”.

“Io mi sento tanto cogliona invece”.

“No invece. Stavolta ci hai provato”.

“Dici? Magari ho fatto troppo poco…”.

“No, direi che è abbastanza. Ora lascialo andare. Sono contento per te e devi esserlo anche tu”.

“Della toppa clamorosa? Contenta un par di palle”.

“No. sono contento che sei pronta finalmente a innamorarti di nuovo”.

“Volevo innamorarmi di lui, Fede”.

“Ma lui no. Quindi è ora di andare oltre”.

Attacco il telefono. Gli amici sono patrimonio dell’umanità. Ha ragione. Detesto le terapie inutili. Detesto illudermi e detesto inseguire qualcuno che, semplicemente, ha troppe cose che gli frullano per la testa. Sapesse la mia di testa come frulla. Ti dicono come nel film che l’unica imprescindibile verità è che “non gli piaci abbastanza”… io questo non lo so, ma probabilmente non è il punto fondamentale. Esiste una soglia oltre la quale una donna non dovrebbe spingersi? Io credo di sì.

La buona notizia è che il mio cuore prugna secca si è finalmente sciolto. La cattiva è che si è sciolto con una persona che non è pronta. Quantomeno non con me. Mi girano a manovella e si prospettano giornate pesanti. Sono troppo incazzosa di indole e troppo poco incazzosa in questa situazione, per recuperare in tempi record. Ora se permettete vado a lagnarmi con la mia migliore amica. Tra una parolaccia e un’altra magari capirò che in fondo, prima di portare rispetto a un qualsiasi uomo, dobbiamo portare soprattutto rispetto a noi stesse. E capire quando è il momento di mollare la presa senza drammi esistenziali.

The Pink Blonde Pepper

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