Collaborazioni: LeadingMyself, la parità di genere e le belle storie italiane

“Tu sei una donna, non c’è bisogno che fai carriera”

Credevo che fosse una battuta e invece c’è gente che ci crede ancora. Ora non per scadere nel luogo comune, ma credo che questo tipo di pensiero sia davvero tipico della mentalità italiana. Io non credo che in Nord Europa un qualsiasi Signor Thor si permetterebbe di dire una cosa del genere alla fidanzata o peggio ancora alla moglie. Detto questo, anche noi, qualcosina sbagliamo. E vi spiego il motivo.

Sapete cosa penso? Che siamo un po’ tutte ipocrite. E’ sì. Perché ci lamentiamo troppo spesso tutte quante di quanto poco veniamo considerate, sopratutto negli ambienti lavorativi, di quanto sia difficile fare carriera, delle sgomitate che siamo costrette a dare ogni giorno della nostra vita, per prenderci quello che ci meritiamo, senza poi essere collaborative tra di noi. Sul dieci manager 2 sole sono donne e gli altri, si sa. Non perché gli uomini siano migliori delle donne, sia chiaro. Ma perché prima di sdoganare una forma mentis radicata da secoli, ci vogliono anni.

Una donna Manager è un cavallo di battaglia. Riesce ad essere sia uomo che donna e ad applicare pregi e serietà di entrambi i sessi.

Però poi cosa succede? Succede che le donne diversamente dagli uomini, non fanno gruppo, non si aiutano e finiscono per tirarsi ganci e diretti pur di raggiungere i loro obiettivi. Mai mettere due donne l’una contro l’altra a lavoro, saranno sempre in guerra perpetua. Gli uomini invece? Assolutamente tranquilli nei loro ruoli, si sostengono e si aiutano. Possono anche non andare d’accordo ma c’è una sorta di tribalismo, per cui, sopratutto tra manager, non si metteranno mai l’uno contro l’altro. Noi da questo punto di vista abbiamo da imparare molto. La donna manager invece è una specie di Amelia alla ricerca costante della numero 1. E una volta che è arrivata, tende ad assumere collaboratori uomini (anche questo è assurdo). Ora, se invece di farci la guerra costante non imparassimo a fare gruppo?

Prendiamo per esempio le sorelle Fendi: cinque sorelle, cinque donne con ruoli primari nell’azienda di famiglia. Il risultato è stato una delle più amate case di moda nel mondo. Questo caso è limite,anche perché avendo legami di sangue,dovevano per forza lavorare tutte insieme. Però sono l’esempio che un team di donne spesso è vincente.

Andiamo oltre, e cerchiamo di lavorare su noi stesse.Creiamo gruppi femminili, aziende femminili, senza cavalli di troia e giochi di potere.

Qualche tempo fa, sono stata contattata da Barbara Marà, brillante professionist, che  insieme a Lucia Corona Piu ha fondato un blog di nome www.leadingmyself.it

LeadingMyself racconta di donne che con “il loro esempio concreto supportano il diritto alla parità di genere nel management, nelle scienze e tecnologie, nello sport, nelle arti, nella politica, in qualsiasi ambito”. Il sito si divide in rubriche, ognuna delle quali dedica spazio a donne, manager, blogger, creative, mamme, interviste. E’ un blog di donne dedicato alle donne. Senza competizione, senza opportunismo.

Dedicano il loro spazio alle donne che vogliono raccontare le loro storie. Organizzano incontri, creano network.

Allora, io dico, in questo mondo dove nessuno fa niente per niente, dove il tessuto sociale è ancora così dannatamente maschilista e retrogrado, c’è chi vuole dare spazio alla nostra voce, alle nostre idee, ai nostri progetti.

Piccoli passi, per grandi traguardi.

Grazie, ragazze.

 

Link:

http://www.leadingmyself.it/

TheOldNow, il mio web magazine!

Giada Valdannini, il giornalismo la mia passione!

Mipu. Vi spiego cos’è un acceleratore d’imprese!

E infine… ci sono anche io!

The Pink Blonde Pepper, la mia sfida personale di mamma single!

 

 

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