Giornate di pioggia, TV e Peppa Pig

 

Tutte le volte che nel week end inizia a piovere, una leggera ansia mi attanaglia lo stomaco. Il mio Mini ninja non può trascorrere intere giornate a casa senza far niente.Dopo il didò, i Playmobil, le torte con la pasta di zucchero  e il nascondino, le idee iniziano a scarseggiare. Così la settimana scorsa, ho acceso il mio tv led Panasonic con la speranza di trovare qualcosa di educativo e divertente.

 

Ho preparato i pop corn, sistemato il divano e ho proposto a mio figlio di vedere insieme qualcosa di appasionante. Il problema è che a parte i vari super pigiamini, Alvin e Spiderman,  i programmi per bambini sono più o meno tutti uguali. “Mamma, voglio vedere i pirati dei Caraibi!” mi fa Chicco mentre mangio avidamente il gelato alla fragola. Ok, penso, vediamoci Jack Sparrow, quanto meno mi rifaccio gli occhi. Premo velocemente play e il film inizia a scorrere. Esattamente dieci minuti dopo, mio figlio rimane paralizzato davanti all’immagine dei pirati – scheletri. “Tesoro, ti fanno paura?” chiedo con un velo di apprensione. Mio figlio nega ripetutamente, ma è chiaro che se si copre con gli occhi con le manine, non è che la visione lo renda particolarmente tranquillo. Levo velocemente il film e cerco qualcosa di più rassicurante. Mentre faccio zapping, mi imbatto nella maialina più famosa e contestata del momento: Peppa Pig. Chicco la guarda incantato, ed io, rassegnata, seguo la storia con attenzione. Ho deciso che voglio studiarmela nel minimo dettaglio. Soprattutto perché ieri sul  Messaggero e su tanti altri giornali di rilievo è apparsa la notizia che il cartone è stato censurato da una piattaforma internet e tantissime emittenti televisive come ad esempio la BBC hanno spesso scritto pezzi interessanti sul tema. Per non parlare del sito ufficiale dedicato al fantastico mondo di Peppa, con giochi iperattivi, musichette e puntate da vedere in streaming.

Ma cosa avrà di così interessante una maialina parlante? Perché ha tutto questo successo? Mi metto gli occhiali e inizio ad analizzare ogni immagine colorata, la trama, le parole. Si susseguono scene ripetitive e a tratti noiose. Questo però non significa che il cartone sia anti educativo e mal costruito. Anzi.

-Peppa va a scuola ed è felice (beata lei)

-Peppa gioca con il fratellino, lo sgrida ma poi si mettono a giocare nelle pozzanghere tutti insieme. Che meraviglia!

-Peppa mette in ordine! Che bello!

-Peppa aiuta la mamma a sistemare la cucina. WOW!

-Papà cade dalle scale? Che ridere!

 

Non ci sono draghi, cavalieri  e avventure fantastiche da batticuore. C’è solo la famiglia di Peppa, con la sua quotidianità edulcolorata, fatta di  amichetti simpatici, di giochi all’aria aperta, di bagnetti nelle pozzanghere, di casa vagamente deformate e di colori pastello. E’ talmente essenziale che piace da impazzire. Le trame sono così semplici che catturano l’attenzione dei nostri bambini facendoli rimanere piantati davanti al televisore per tutto il tempo della puntata. A quanto pare, Peppa tira più dei maghi e dei castelli medioevali. Forse anche più dei super eroi, idoli indiscussi dei nostri figli.

Più la osservo e più capto la genialità dello sceneggiatore: la normalità! La vita di ogni giorno, fatta di amichetti, di giochi e di piccoli battibecchi quotidiani. Voglio dire, all’occhio di un adulto tutto questo può anche annoiare, ma per i più piccoli evidentemente è tranquillizzante. I disegni completano l’opera: sono semplici ed essenziali, sembrano  fatti essi stessi da un bambino.

Unica grande intollerabile pecca è  la  voce di Peppa: insopportabile! E la sigla è…una cantilena. Che però entra nelle teste. Provate a canticchiarla e vedrete che ricorderete ogni parola ed ogni immagine!

Insomma, credevo che fosse un cartone demenziale e invece più lo osservo e più riesco a cogliere i dettagli del suo successo. Dite che erano meglio i cartoni degli anni ottanta? Per certi versi, forse. Per i personaggi belli e dannati sicuramente (vedi Candy Candy). Ma ogni soggetto viveva delle storie personali talmente drammatiche che alla fine della puntata dovevo prendermi una valeriana.

Forse in una società come la nostra, dove tutto corre, tutto si esaurisce in un batto d’ali, è bene che i nostri figli seguano altri tipi di cartoni animati. Il contrappasso è che sono stata costretta a comprare la casa di Peppa, il camper di Peppa e tutti i suoi amichetti sorridenti. Sono talmente accerchiata da questi personaggi che rischio di sognarmeli persino la notte. I tempi delle anime sono finiti. I tempi di Terence, Abel e Artur idem. Con buona pace del mio ormone. E sopratutto, del mio portafogli.

The Pink Blonde Pepper

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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